“Mamma non mi lasciare!”: l’ansia di separazione nei bambini

Psicologo-Psicoterapeuta-Taranto-Scilla-Battiato
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siste un periodo dell’anno in cui l’ansia di separazione nei bambini è particolarmente evidente, ed è il momento della riapertura delle scuole, quando, inevitabilmente, le mamme o i papà sono obbligati ad accompagnare ed affidare alle maestre i loro figli.
Alcuni bambini entrano nelle classi emozionati, salutano il genitore e cominciano ad esplorare l‘ambiente, altri si aggrappano a mamma o papà e, piangendo lacrimoni, si rifiutano di entrare o rimanere con le maestre. Gli uni sono più bravi degli altri? Assolutamente no!

Tutti i bambini sviluppano, sin dalla nascita, un attaccamento nei confronti delle figure di riferimento, in particolare e di solito la mamma, e verso gli 8 mesi di età compare l’angoscia dell’estraneo, spesso accompagnata da pianti che terminano solo con il ricongiungimento alla figura di attaccamento.

Non avendo ancora concezione di spazio e tempo, per il bambino non vedere la mamma significa che questa è sparita e non ritornerà più, da qui l’ansia di separazione che tende a crescere verso i 13/18 mesi, per poi ridursi progressivamente intorno ai 3/5 anni.

Si tratta di una tappa importantissima dello sviluppo, perché segnala che il bambino ha imparato a riconoscere il volto di chi si prende cura di lui, che con questi ha stabilito un legame e come, in sua assenza, si percepisca in pericolo.
Per la maggior parte dei genitori non è facile assistere, rimanendo tranquilli, a manifestazioni di pianto inconsolabile, proteste e tentativi di ricongiungersi fisicamente a loro.Tutti i bambini, in virtù del legame di attaccamento sviluppato, non vogliono essere lasciati soli, ma si tratta per i genitori di accompagnarli in un percorso graduale, assolutamente non brusco e sbrigativo, verso l’autonomia personale. Tutte le occasioni in cui, durante la crescita, si riattivano le dinamiche di separazione – tra gli altri, imparare a mangiare da soli, il dormire nel proprio lettino o l’inserimento nella scuola materna e/o primaria, sono momenti molto delicati, in cui le mamme e i papà, per primi, devono imparare a contenere ed elaborare i propri vissuti emozionali – paura del distacco, sensi di colpa, ansie e preoccupazioni – ed evitare quei comportamenti che possano bloccare il figlio nel naturale processo di esplorazione autonoma del mondo e degli estranei.
I bambini, quando entrano in contatto con qualcosa di sconosciuto, guardano il volto di mamma per comprendere come debbano reagire ad esso; se l’emozione letta è ansia, diventano ansiosi a loro volta, se sentono tranquillità e sicurezza, si rasserenano. I bambini sono delle vere e proprie spugne emotive, assorbono le emozioni dei grandi, per cui se questi sono ansiosi per il distacco, percepiranno quest’ultimo come pericoloso.
I genitori che si mostrano come una base sicura, da cui allontanarsi per conoscere l’ambiente circostante, e alla quale far ritorno, per rifornirsi di amore e accettazione, avranno figli fiduciosi in se stessi e negli altri.
Le reazioni di pianto e protesta, sintomi fisici improvvisi come il mal di pancia, al momento del distacco o immediatamente prima, vanno accolti, rispettati, assolutamente non scherniti.

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Si dovrebbe sempre preparare il bambino alla separazione, spiegare l’importanza del momento, come imparare a dormire da soli o andare a scuola, incoraggiarlo a raccontare ciò che sente, magari aiutandolo a dare un nome all’emozione che prova – “Sento che sei triste”, “So che sei preoccupato”, “È normale avere paura”- e convalidandola con la nostra esperienza – “Anche la mamma il primo giorno di scuola era preoccupata e un po’ spaventata!”.
Da evitare le sparizioni improvvise, è importante salutare i bambini, dando la certezza che si farà ritorno, perché un adulto che mantiene le promesse è rassicurante, mentre un genitore che scompare improvvisamente può rendere un figlio insicuro. Altrettanto poco utili al benessere del bambino sono le false promesse – per quanto fatte a fin di bene – come assicurare un ritorno dopo soli 5 minuti, o i rimproveri e i paragoni con i compagni – “Guarda Luca che non piange”, “Ormai sei grande non devi piangere”.
La rassicurazione è un momento psico-emozionale che richiede cura e attenzione, è essenziale accogliere il vissuto del proprio figlio, consolarlo attraverso un abbraccio, per i più piccoli, con un abbraccio e una rassicurazione verbale – “Adesso devo andare, ma tornerò a prenderti per poi pranzare insieme!” – per i più grandi.

Il nostro bambino è unico, proviamo a non guardarlo in riferimento agli altri, neanche nella sua capacità di separazione, tutti i bambini hanno tempi propri, osserviamolo nel suo modo di essere e di approcciare a ciò che gli accade, quindi anche a contestualizzare le sue reazioni al distacco rispetto ad eventi vissuti, come la nascita di un fratellino o un fatto traumatico o vissuto come tale.

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Ci sono, poi, quelle situazioni in cui ci si può riconoscere incapaci di affrontare un momento della crescita del proprio figlio, senza che questo sia indicativo della propria capacità di essere genitori, e sono questi i momenti in cui ci si può rivolgere ad uno psicologo, che ci guidi, avendo anche una prospettiva meno emotivamente coinvolta, oltre che esperta, nello scioglimento naturale dei nodi problematici o difficoltosi della normale crescita e maturazione dei nostri figli.
L’aiuto di uno psicologo, infine, diventa necessario quando le manifestazioni dell’ansia di separazione, per altri versi normale nello sviluppo di un bambino, diventano stabili nel tempo e creano manifestazioni comportamentali intense e continuative, con ripercussioni sul piano scolastico, sociale e psico/fisico.